Devi aspettare 30 minuti dopo mangiato prima di andare a nuotare? Il consiglio delle nonne che non regge




Estate, piscina o mare. Hai appena finito di pranzare e stai per tuffarti. Arriva la voce di un adulto:


«Aspetta almeno mezz’ora, altrimenti ti vengono i crampi e affoghi!»

È uno dei consigli più ripetuti dell’infanzia italiana. Eppure non esiste alcuna prova scientifica che supporti questa regola.

L’idea di fondo era che, dopo un pasto, il sangue si concentrasse nello stomaco per la digestione, lasciando i muscoli “a corto” di ossigeno e aumentando il rischio di crampi. In realtà il corpo ha sangue a sufficienza per digerire e nuotare allo stesso tempo, almeno a livello ricreativo.

La Croce Rossa americana e altre organizzazioni scientifiche hanno esaminato gli studi disponibili e hanno concluso che mangiare prima di nuotare non aumenta il rischio di annegamento. Non c’è nessuna evidenza di un legame tra pasto recente e crampi mortali in acqua.

Certo, se hai appena mangiato un pranzo abbondantissimo e ti metti a fare 50 vasche a stile libero, potresti sentirti scomodo, pesante o nauseato. Ma questo è un problema di comfort, non di pericolo di vita. Per un tuffo, una nuotata leggera o un po’ di gioco in acqua, aspettare mezz’ora non è necessario.

Il consiglio probabilmente nasce da una generica prudenza e da qualche caso isolato di malessere, trasformato poi in regola universale. Come molte leggende delle nonne, ha più a che fare con la cautela che con la scienza.

Ma davvero?

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